I luoghi comuni sulla terza età

Negli anni si perde la capacità di apprendere

Con la senescenza si tende a ridurre i processi psicologici e a selezionare le informazioni. Questo può essere visto dall'esterno come una difficoltà. Inoltre, le difficoltà sono considerate più marcate se si valuta l'apprendimento con il modello tipico dei più giovani, fondato sulla capacità di ricordare spiegazioni date a voce. Gli anziani tendono a preferire un apprendimento fondato sull'azione, cioè sull'esecuzione materiale di un dato comportamento; in questo modo è possibile continuare a imparare cose nuove anche invecchiando.


L'anziano perde la memoria, in particolare quella per i fatti più recenti

Molti pensano che con la senescenza si conservi la memoria a lungo termine, fissata da processi biochimici, mentre diviene carente la memoria a breve termine, fondata su processi biofisici di eccitazione nervosa a veloce esaurimento. Ma è stato fatto notare che la capacità di memorizzare il nuovo si riduce soprattutto per un certo disinteresse degli anziani verso contenuti che non rientrano nel loro spazio vitale. In breve, l'invecchiamento comporta non un deficit nella memoria a breve termine, ma il suo esprimersi con efficacia solo rispetto a contenuti circoscritti, differenti da quelli memorizzati dai più giovani e da quelli utilizzati nei test di memoria.


La senescenza porta a un impoverimento intellettivo

L'idea è antica ma sembrò trovare un suggello scientifico in indagini per "tarare" i test di intelligenza. Il procedimento adottato consisteva nel sottoporre a un determinato test gruppi di persone, suddivise per età, e nel confrontare le medie di ogni gruppo. I risultati erano sconfortanti per gli anziani. Per fortuna, però, si trattava di procedure inattendibili. Anche se si punta a gruppi con caratteristiche psicologiche, fisiche e sociali equivalenti, non sono confrontabili un gruppo di ventenni e uno di settantenni, appartenenti a due generazioni lontane per ambienti di vita, abitudini, valori.

 


Non si può più essere creativi

In base a una straordinaria documentazione ricavata dalla vita di molti artisti, i due studiosi italiani Antonini e Magnolfi nel loro libro L'età dei capolavori hanno dimostrato che un'attività creativa è frequente negli artisti. In generale, la longevità creativa risulta più frequente in pittori, scultori, architetti e musicisti che negli scrittori, anche se fra questi non mancano eccezioni significative, quali quelle di Sofocle, che scrisse l'Edipo a Colono a 89 anni, di Goethe, che elaborò l'ultima versione del Faust a 80, di Voltaire, che presentò Irene a 84, nell'anno della sua morte, quello di Tolstoj, che scrisse il saggio Cos'è l'arte a 88, e anche quelli di Omero, Esiodo, Platone.


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