Novità dai congressi

48° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria:
echi dal congresso

L'analgesia nel paziente anziano

Sebastiano Mercadante
Direttore dell'Unità di Anestesia e Terapia Intensiva e dell'Unità di Terapia del Dolore e Cure Palliative Dipartimento Oncologico La Maddalena, Palermo

È noto tra gli epidemiologi come la prevalenza e le caratteristiche della popolazione con dolore siano molto difficili da accertare; inoltre spesso la comparazione di studi differenti vede risultare complicate valutazioni. D'altra parte la maggior parte degli studi, per esempio di prevalenza cross-sectional, non è in grado di valutare tutti gli elementi che sono invece necessari per ottenere delle appropriate conclusioni che escludano eventi di rapida risoluzione o quelli legati alla mortalità a breve termine.
È noto, tuttavia, come il dolore nell'anziano presenti delle caratteristiche completamente differenti dal soggetto adulto giovane. Mancano, però, i dati che permettano di definire questa specifica esperienza di dolore cronico, individuando:

  • la sede del dolore
  • le caratteristiche temporali di continuità o intermittenza
  • la durata
  • la qualità e la severità
  • i fattori in grado di alleviare o indurre la sintomatologia
  • i trattamenti eseguiti e la loro efficacia
  • il livello di efficacia auspicabile in rapporto ai possibili effetti collaterali di una terapia farmacologica.

A questa mancanza d’informazioni si aggiungono i luoghi comuni sul dolore nell’anziano.

Luoghi comuni sul dolore nel paziente anziano

  1. Il fatto che l’età avanzata venga troppo spesso considerata un analgesico naturale: l’anziano non avrebbe bisogno di analgesici per via di una stoica capacità di sopportare il dolore (diapositiva 10).
  2. La sottostima della loro sensibilità al dolore.
  3. Le aspettative su un maggiore livello di tollerabilità del dolore dovuto all’età.
  4. Il giudizio erroneo sulla capacità di trarre beneficio dall’impiego di una terapia analgesica a base di oppioidi (diapositiva 6).
  5. La scarsa conoscenza di questo tipo di terapie.

Inoltre, si somma il fatto che l'età avanzata comporta alterazioni di ordine fisiologico che riguardano aspetti farmacocinetici e farmacodinamici in funzione dei quali si restringe l'indice terapeutico di ogni farmaco e aumenta il rischio di sviluppare tossicità, specialmente a fronte dei numerosi casi di multiterapia (diapositiva 46).
Nella maggior parte delle condizioni di dolore nel paziente geriatrico, dunque, l’inadeguatezza dell’assessment (diapositiva 11) si lega all’inadeguatezza del trattamento, con il risultato che questo tipo di pazienti è esposto ad un rischio alto di insufficiente trattamento del disturbo. Il risultato di una corretta valutazione (diapositiva 13) sarebbe, d’altro canto, un insieme di dati fondamentali per indurre un appropriato interesse socio-assistenziale e un'allocazione di risorse specifiche per un problema che rischia di rimanere un'epidemia silenziosa.

Barriere del paziente nei confronti del dolore

Le barriere (diapositiva 21) interposte da parte del paziente ad un adeguato controllo del dolore sono legate tra l’altro a fattori quali:

- senso di fatalismo e di negazione
- desiderio di essere un buon paziente
- problemi socio-culturali o finanziari

Numerose sono le evidenze disponibili per sfatare questa serie di luoghi comuni sul dolore e l’anziano. Non è vero, infatti, che il paziente anziano non ha percezione del dolore, piuttosto sono sufficienti in questo caso dosaggi farmacologici inferiori, in particolare nel caso degli oppioidi, per il controllo del dolore (diapositiva 7); dosaggi motivati anche da un'eliminazione ritardata dei farmaci.

Approfondimenti

Se il cancro è una delle cause principali di dolore nell'anziano; ad essa si affiancano un’altra serie di situazioni cliniche tipiche per le età più avanzate:

- patologie articolari
- polimialgie
- neuropatie
- malattie vascolari periferiche e coronariche.

Situazioni di dolore cronico non controllato nell'anziano possono essere, altresì, fonte di alterazioni cognitive (diapositiva 27), depressione, alterazioni dell'umore e riduzione delle attività quotidiane; a cui si somma il fatto che le alterazioni cognitive eventualmente già presenti aumentano il rischio di delirium. A questo proposito un recente studio di Manfredi e coll. rileva come, in situazioni di preesistente demenza, la mancata valutazione dell’entità del dolore, a causa dell’incapacità espressiva dei pazienti, può contribuire all’aumento degli stati di agitazione; in questi casi una terapia del dolore a basso dosaggio di oppioidi potrebbe contribuire a ridurre sia il dolore sia le situazioni di agitazione (diapositiva 28).Tuttavia un’analisi della qualità, effettuata controllando indicatori quali la bassa utilizzazione di farmaci benefici, lo scarso monitoraggio e utilizzazione di farmaci non necessari, ha rilevato come il trattamento medico nelle strutture di lungo degenza risulti inadeguato.

Aspetti farmacologici

Naturalmente esistono dei principi di base per un adeguato trattamento:

  • è opportuno seguire la prescrizione di un farmaco alla volta
  • avere la consapevolezza dei possibili effetti additivi con una multiterapia
  • fare uso di dosi relativamente basse
  • perseverare nei tentativi farmacologici per un adeguato periodo di tempo con dosi basse e lentamente incrementate.

L’Oms suggerisce un approccio terapeutico di tipo sequenziale. Si parte scegliendo il farmaco più appropriato tra una prima fascia di farmaci, gli antiinfiammatori; nella scelta è necessario tenere presente la situazione specifica del paziente anziano, la relazione dose-risposta e la presenza di possibili effetti collaterali (diapositive 15-16-17-18) fattori che possono portare alla sostituzione del farmaco se inefficace. I passaggi successivi prevedono l’uso di oppioidi analgesici “deboli” (diapositiva 30) o “forti” (diapositiva 31), sottoponendo la terapia ad analoghi criteri di valutazione (diapositiva 19). Si tratta di una tipologia di farmaci meglio tollerati rispetto agli antiinfiammatori, nel lungo periodo, per le minori ripercussioni su sistemi ed apparati; dove gli effetti collaterali da oppioidi (diapositiva 29), comunque esistenti, possono essere sicuramente minimizzati, seguendo scrupolosamente i principi fondamentali di questo tipo di terapia nella situazione del paziente anziano (diapositiva 45).
Se l’uso degli oppioidi è diffuso nella terapia del dolore da cancro, più controverso è l’uso in altri casi. Risultati positivi, come mostrano numerosi studi (diapositive 34-35-36-37), possono essere ottenuti attraverso un uso corretto del farmaco, nella cura del dolore cronico nel paziente geriatrico (diapositiva 44). In molti casi nella somministrazione opportuna di questo tipo di terapia sono stati ottenuti risultati positivi anche in relazione ad end-point diversi dal trattamento del dolore (diapositiva 27). Sia nel caso di prodotti a lento rilascio sia nel caso di prodotti a lentissimo rilascio.

La conoscenza delle dosi equi analgesiche è essenziale qualora si debba modificare il tipo di oppioide per una risposta sfavorevole in termini di bilancio analgesia-effetti collaterali. Tali effetti dovranno essere prevenuti e trattati.
Inoltre, se l’uso degli oppioidi è ritenuto un parametro fondamentale dall’Oms è molto importante che sia ben conosciuta la realtà intorno ad alcuni luoghi comuni quali le questioni relative alla dipendenza (diapositiva 23) da oppioidi, che difficilmente si collocano nel contesto del dolore cronico; così come la presunta influenza sulle capacità di guida (diapositive 26 e 40).


Per saperne di più…

Intervista a Sebastiano Mercadante: "Analgesia del dolore acuto e persistente"

 
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