| Novità dai
congressi
V Congresso Nazionale di Oncologia
Medica: echi dal congresso
Centralità del paziente
Una Carta dei diritti per il paziente oncologico
Il dolore inutile: una lettura di Sergio Zavoli
Centralità del paziente
L’Associazione
Italiana di Oncologia Medica (AIOM),
fondata il 7 novembre 1973 compie trent’anni e può vantare
oltre 1600 iscritti. E il V Congresso nazionale, tenutosi a Roma
alla fine del mese di ottobre, è stato un’occasione
per ribadire ancora lo stesso obiettivo che Veronesi e gli altri
soci fondatori si erano prefissati diversi anni fa: riunire i cultori
dell’oncologia medica per il progresso nel campo sperimentale,
clinico e sociale. Dopo 30 anni, oggi l’AIOM rappresenta,
infatti, in modo completo il panorama dell’oncologia italiana:
strutture di ricovero e cura degli ospedali e del servizio sanitario
nazionale, Facoltà di medicina, Istituti di ricovero e cura
a carattere scientifico (IRCCS), Medici specialisti e personale
assistenziale.
Il tumore, o cancro, già noto ad Ippocrate e Galeno che
decisero di associarlo all'immagine di un granchio, vive oggi una
sorta di mutazione culturale che procede con i progressivi successi
della ricerca, della diagnosi e della cura. Ma "nonostante
la mortalità per tumore si sia quasi dimezzata nell’ultimo
mezzo secolo, non bisogna abbassare la guardia", ha dichiarato
Francesco Di Costanzo, Presidente del Comitato Scientifico del
Congresso e segretario nazionale dell’associazione, sottolineando
il fatto che "i big killer da affrontare sono ancora gli
stessi: il tumore del polmone e il carcinoma mammario".
Due,
infatti, gli aspetti su cui oltre 3000 esperti si sono confrontati
nelle giornate romane del V congresso nazionale: la terapia e l’attenzione
verso il malato.
Da una parte, quindi, le strategie terapeutiche,
dove un’attenzione
particolare spetta alle patologie correlate al cancro: dolore,
nausea, fatigue e depressione; all’importanza dell’accertamento
dei meccanismi biologici e dell’organizzazione sanitaria,
elementi fondamentali nella lotta contro il cancro.
Dall’altra, il ruolo fondamentale che spetta al paziente: "Un
approccio integrato al paziente oncologico che va onorato oltre
che ascoltato e curato" ha sottolineato, infatti, il nuovo
presidente eletto Roberto Labianca, riprendendo il motto del Congresso
dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO)
che si è svolto quest’anno a Chicago.
Una Carta dei diritti per il paziente oncologico
L’Associazione ha dato forma alla centralità della
persona malata di tumore, attraverso una Carta
dei diritti AIOM per il paziente oncologico (vedi
box); otto punti
a testimoniare una diversa attenzione verso il paziente e
la necessità di assisterlo oltre che curarlo. La Carta,
ha aggiunto Cognetti, "getta un ulteriore ponte dalla
clinica oncologica verso la politica, i media e le organizzazioni
no-profit", per raggiungere l’obiettivo di un
approccio integrato al paziente oncologico. Infatti, è anche
dalla persona malata e dai suoi bisogni che si ottengono
vittorie sul piano terapeutico.
Il direttivo dell’AIOM, inoltre, ha messo a disposizione
da marzo una newsletter distribuita nelle maggiori divisioni
di oncologia medica per fare chiarezza su prevenzione, terapia,
ricerca e
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Più attenzione
alla qualità di vita del malato,
con particolare riguardo alle patologie
correlate
al cancro.
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| Più dialogo
col paziente, per stabilire un’alleanza
forte contro la malattia partendo dalla persona
e dai suoi bisogni. |
| Maggior
coinvolgimento di altri medici nella gestione
del paziente, in particolare del medico di
famiglia per la continuità assistenziale
dall’ospedale al territorio. |
| Sensibilizzazione
e maggiore formazione degli oncologi per la
terapia del dolore. |
| Diffusione
delle nuove linee-guida sulle principali neoplasie
per armonizzare le cure in tutti i centri. |
| Tutela
dei diritti giuridici del malato durante l’iter
di cura. |
| Sostegno
alla ricerca indipendente. |
| Forte
impegno degli oncologi nei confronti delle
istituzioni per incrementare i fondi alla ricerca. |
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alimentazione; da maggio, invece, è possibile
contattare un numero verde sia per informazioni sui centri
di riferimento e sulla prevenzione,
sia per aver un punto di ascolto. Sempre su questo tema, ma
rivolti direttamente a 2000 medici di medicina generale e a
50 oncologi, i corsi
di formazione
sulle patologie correlate al cancro e
sulle terapie palliative che possano garantire una migliore qualità di
vita.
Maggiore consapevolezza, quindi, da parte degli specialisti anche sul tema
del
dolore che non può e non deve restare solo una conseguenza ineluttabile
del tumore. |
Il dolore inutile: una lettura
di Sergio Zavoli
Indolenza scientifica, lentezza
burocratica, moralismo quanti ammalati, quale moltitudine hanno
penalizzato?
Molti, se si pensa che in Italia i dati relativi alla prescrizione
di oppiacei nella cura del dolore acuto e persistente sono molto
bassi a livelli assoluti, imbarazzanti se confrontati con le realtà internazionali:
il nostro paese figura al tredicesimo posto per prescrizioni di
morfina. I tre milioni di confezioni prescritte nel 2002 (quota
di mercato inferiore allo 0,3% di cui solo lo 0,06% spetta agli
oppiodi forti) sono dodici volte in meno rispetto alla Germania,
32 volte meno rispetto alla Francia, 110 volte meno rispetto alla
Danimarca.
Nella lettura organizzata da Janssen-Cilag, a sottolineare
la necessità di acquisire un punto di vista nuovo sul tema
del dolore, è intervenuto anche Sergio Zavoli. Scrittore
e giornalista che ha dedicato al tema della salute e del dolore
molte delle sue riflessioni.
Se da una parte, infatti, si conoscono meglio i meccanismi fisiologici
che governano il dolore, esistono farmaci che hanno ridotto le
controindicazioni rispetto ai tradizionali antidolorifici e sono
state semplificate le leggi per
la prescrizione, quello che ancora
fatica a cambiare è il modo in cui viene affrontata la sofferenza
dei malati: l’atteggiamento dei medici, dei malati e dei
loro famigliari.
Zavoli, infatti, ha accompagnato i presenti - ed i lettori
- attraverso la sua indagine, anche intima e personale, sulla cultura
del dolore;
non solo riconoscendolo nella sua dimensione clinica ma, e soprattutto,
inquadrandone la sua dimensione culturale.
Un modo per aprire il dibattito anche a uomini di chiesa e cultura.
Questo perché la lotta contro la sofferenza inutile riguarda
la necessità di riconciliare la vita e il suo limite ultimo
con il diritto alla dignità di ciascun essere umano, in
ogni istante della propria esistenza.
Un insieme di spunti letterari
e di esperienza vissuta per contribuire "all’emancipazione
della terapia del dolore, nel passaggio dalla cultura del pregiudizio
sul dolore, alla difesa e la lotta contro dolore cronico, soprattutto
nella terapia del cancro".
Un contributo necessario per rileggere anche il rapporto tra malattia
sofferenza e peccato, anche se "è stato il crescere
del cancro ad esigere una vera e propria terapia del dolore: nessun
altro male si era conquistato così tanti titoli da necessitare
di un presidio sistematico alla sofferenza fisica e psicologica",
ricorda lo scrittore, "non si trattava più di un semplice
ed estemporaneo ricorso all’analgesico, bensì della
ponderata definizione di un programma clinico da affidare a medici
specializzati".
Una nuova cultura del dolore: da sintomo a patologia, da combattere
e da sconfiggere.
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